#Recensione - Senza di Voi

di Sara de Matteis (UNIMORE)
21
Nov

#Recensione – Senza di Voi

 

È possibile raccontare la storia recente dell’Italia attraverso la vicenda personale della fuga di tre ragazzi, mescolando il tutto al ricordo fanciullesco degli episodi della Tigre della Malesia? “Senza di voi” ci prova.

Le immagini di repertorio si mescolano ai filmini di famiglia, le scene mute in bianco e nero si alternano a schermi neri o fermo immagine e una voce narrante ci guida nel viaggio.

Al centro del racconto sembrano essere prima Davide, Manuel e Umberto, diciassettenni fuggiti da casa per dimostrare di farcela “senza di voi”, poi l’Italia e la sua storia. In realtà la protagonista è la speranza. La speranza che l’ennesima lotta, l’ennesimo corteo, l’ennesima manifestazione siano quelli che veramente condurranno al “migliore dei futuri possibili”. O semplicemente la speranza che qualcuno continui a lottare. Come la disincantata Chiara, che vuole abbandonare l’Italia per non tornare, ma che non rinuncia a sperare nella rinascita di quell’idealismo capace di tenere in vita.

La fuga dei tre ragazzi diventa quindi lo specchio di un’Italia che lotta per cambiare, ma che alla fine rimane se stessa.

Brillante è il racconto della fuga dei tre adolescenti attraverso una pluralità di voci: la micro-storia che racconta la Storia, ma allo stesso tempo il tema della memoria, di come la stessa vicenda venga raccontata in modo a volte contraddittorio dai suoi testimoni. Un effetto Rashomon, dove la percezione individuale opera un filtro potente; oppure un effetto del raccontare, perché a forza di farlo non si distingue più il falso dal vero, il mito dalla realtà.

Le musiche sono originali e si dimostrano un ottimo aiuto al ritmo della narrazione; anche l’alternanza tra immagini di repertorio, nuovo girato, archivi familiari e interviste rende il racconto non banale, anche se inizialmente sembra creare uno straniamento nello spettatore, confuso su quale sarà la storia che gli verrà effettivamente raccontata. La voce narrante è a volte monotòna, ma le pause e i silenzi le permettono improvvisamente di catturare lo spettatore, e legarlo più in profondità al racconto.

Ceci n’est pas un fuite, recita quello che potrebbe essere il titolo originale di questo lavoro. Un riferimento “magrittiano” ad una realtà paradossale, dove segno e significato non coincidono. La fuga dei tre ragazzi diventa quindi lo specchio di un’Italia che lotta per cambiare, ma che alla fine rimane se stessa. Come i nostri protagonisti che ci provano, e ce la mettono tutta, ma che devono arrendersi alla realtà e abbandonare il loro progetto, ripromettendosi però di riprovarci un giorno. Un giorno vicino? Un giorno lontano? Non importa.

Importa che lo vogliono fare, magari con un altro treno. Perché c’è sempre un altro treno.

 

Regia: Chiara Cremaschi

Produzione: Insolence Productions

Durata: 53’

Anno: 2016

 

Di Sara de Matteis

Teoria e Metodi della Progettazione Culturale di Vittorio Iervese

Corso di Lingue, Culture, Comunicazione

Università di Modena e Reggio Emilia